GIORGIA MELONI, O SULLA MIOPIA INSIEMISTICA

DA REDAZIONE KULTURJAM

 

È pronta Giorgia Meloni, ad urlare come nei comizi in cui abbiamo il privilegio di ammirare le numerose lingue che padroneggia: Io sono Giorgia, sono una donna, sono italiana, sono cristiana… ma soprattutto sono umana, e nulla di ciò che umano mi è estraneo?

Giorgia Meloni e la miopia insiemistica

Ho ricevuto tramite WhatsApp, e a mia volta rigirato ai conoscenti più intimi, il breve filmato in cui una Meloni diciannovenne elogia Mussolini, lo fa durante un’intervista alla televisione francese. Tre cose ho pensato in prima battuta:

1) oltre a inglese e spagnolo, Giorgia Meloni parla molto bene anche in francese. Complimenti!

2) da ragazza era davvero bellissima, e pure ora non scherza;

3) di insiemistica però non ne capiva nulla, peccato. E forse anche dopo avere preso formalmente le distanze dal fascismo nella teoria degli insiemi presenta qualche difficoltà.

Dati per acquisiti i primi due punti, io mi concentrerei sul terzo. A cosa equivale infatti dire, come lei dice, o meglio diceva, che “tutto quello che Mussolini ha fatto l’ha fatto per l’Italia”?

A me appare evidente: c’è un insieme minore costituito dalla soggettività – nella fattispecie Mussolini come individuo incarnato, che per quanto presentasse un’ampia circonferenza toracica era inferiore al perimetro geografico dello Stivale – e poi quello maggiore costituito dal Paese da lui governato per quasi ventun’anni. Tra di essi ci sono insiemi intermedi.

Vi troviamo la famiglia, le corporazioni professionali, i tifosi della Sampdoria, l’arma dei Carabinieri, gli amici della domenica che eleggono il vincitore del premio Strega ecc.
Agire per l’interesse collettivo è giustamente considerata una qualità, un segno di altruismo, secondo un’ideale gerarchia virtuosa che procede dal grande al piccolo; possiamo ipotizzare una premessa nel magistero di Socrate, che per non venire meno alla lealtà verso la polis accetta di bere la cicuta.

Su questo immagino siano tutti d’accordo. Persone con una disposizione anche solo intuitiva verso l’insiemistica, pure senza avere studiato riescono però a capire che l’insieme dell’Italia non è l’insieme ultimo, l’insieme degli insiemi direbbe Cantor.

Ci sono insiemi ancora più grandi, collettività più estese, in cui l’Italia è inclusa. Quello dell’Europa, ad esempio, o della Terra, di tutti gli abitanti umani e non umani della Terra, gli animali. E poi ancora l’ambiente, il sistema solare, la Via Lattea, l’Universo e il Multiverso, il noumeno kantiano e così via.

Corrisponde magari a verità – magari – affermare che tutto quello che Mussolini ha fatto l’ha fatto per l’Italia. Ma facendolo ha danneggiato insiemi dal diametro superiore a quel minimo orticello, basta la foto del Pianeta da un satellite per averne la percezione.

Come la madre che, volendo precipitarsi per offrire in orario la poppata al figliolo, investisse con l’auto un’intera scolaresca. I conti non tornano, non è necessario essere laureati in matematica.

Un paragone immaginario che non abbiamo difficoltà a convertire in storia. L’Europa, come abbiamo visto, è infatti un insieme che comprende le nazioni che ne fanno parte. Dal suo interno, Mussolini muove per “spezzare le reni alla Grecia”, invade l’Albania, sono sempre sotto al suo comando gli aeroplani che bombardano Guernica e le truppe italiane in Francia; vi faceva parte mio nonno, con cannoni di legno avrebbe dovuto dissuadere gli americani dallo sbarcare a Nizza. Ma se allarghiamo ulteriormente la prospettiva, c’è la funesta campagna russa, il sogno imperiale tardivo della Libia, la guerra in Africa. Un disastro politico e morale a tutti i livelli.

È dunque più importante l’insieme minore dell’Italia, per cui Mussolini ha (magari) fatto tutto ciò che ha fatto, o quello maggiore in cui ha procurato danni ogni volta che si è sporto oltre il proprio cranio glabro?

E come la mettiamo con l’altro insieme in carne ossa, più ossa che carne a dirla tutta? Era composto, tra gli altri, da zingari, omosessuali, dissidenti politici. Oltre a sei milioni di ebrei gassati nei campi di sterminio, quale effetto anche delle leggi razziali da lui firmate il 17 novembre 1938.

Si può ribattere che era la Meloni del 1996, ora è cambiata, diversa, sempre bella ma più consapevole e accorta. Ma allora sarebbe il caso che lo dichiarasse senza ambiguità. La sua idea di nazionalismo in che cosa consiste esattamente?

Lasciamo provvisoriamente perdere il fascismo, solo persone in malafede possono contestarle l’intenzione di replicarlo, è un rischio che non corriamo. Parliamo piuttosto del presente. E del pericolo che nel presente ci siano altre parti scambiate per il tutto, facendo da paraocchi a ciò che esorbita quel confine immaginario.

Un cerchio che il bambino traccia attorno a sé sulla battigia e poi dice mare non esisti.

È pronta, Meloni, ad ammettere, anzi a urlare come nei comizi in cui abbiamo il privilegio di ammirare le numerose lingue che padroneggia: Io sono Giorgia, sono una donna, sono italiana, sono cristiana… ma soprattutto sono umana, e nulla di ciò che umano mi è estraneo, come affermava Publio Terenzio (“homo sum, humani nihil a me alienum puto”).

Oppure, per quanto lievemente aggiornata, la sua idea dell’insiemistica non si discosta molto da quanto dichiarava alla televisione francese, aveva solamente diciannove anni ma a quell’età già si vota.

E prima che votino anche sessanta milioni di italiani sarebbe utile che chiarisse questo punto. L’insieme particolare dell’Italia, certamente superiore ai confini angusti della soggettività o a quelli lievemente più ampi – ma ugualmente vischiosi – del clan, la famiglia, cosa nostra, continua per lei a rappresentare l’insieme ultimo e universale? Perché in tal caso, più che a Palazzo Chigi, toccherebbe tornare alle scuole medie.

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Di Guido Hauser in redazione:

21 Agosto 2022