L’UE NON ACCOGLIERA’ PIU’ I TURISTI RUSSI?

DI RITA NEWTON

 

Un’altra novità che denota l’anomalia dell’approccio a questa guerra è la proposta che ai turisti russi debbano essere impedito di entrare nell’Unione Europea. Tale proposta è stata lanciata dalla prima ministra finlandese Sanna Marin, che ha iniziato dal suo paese e che vorrebbe estendere il bando a tutta l’Unione.

L’hanno seguita a ruota la prima ministra dell’Estonia, Kaja Kallas, secondo cui visitare l’Europa sarebbe “un privilegio, non un diritto umano” e i governi di Lettonia, Lituania, Finlandia e Polonia.

Come per le “espulsioni” degli artisti russi dalla letteratura, dalla musica, dal balletto e degli atleti russi dalle competizioni sportive, mai prima vi era stato un bando per un popolo e non solo per lo stato (governo e notabili del paese) da sanzionare. E’ ovvio che un concetto del genere non può che disgustare le persone che credono nelle libertà e nei diritti, anche se qualche povero di spirito, o giornalista pagato li dovesse etichettare come putiniani.

Nel preambolo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea si legge: “Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. …  L’Unione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di questi valori comuni nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d’Europa… e assicura la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, nonché la libertà di stabilimento.”

L’art. 21 della stessa carta recita:

“1.   È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.

  1. Nell’ambito d’applicazione dei trattati e fatte salve disposizioni specifiche in essi contenute, è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità.”