CENSURE SOCIAL: NON SONO ATTACCHI ALLE LIBERTA’ MA ALGORITMI LIMITATI

DI RITA NEWTON

 

Ogni tanto mi imbatto in persone che vengono bannate o comunque punite da FB e pensano di esserlo state ingiustamente o addirittura che Mark Zuckerberg voglia limitare la loro libertà di espressione. Ma non è così e ne ho già parlato qui perché mi occupo da oltre venticinque anni sia di tutela dei diritti che di nuove tecnologie.

I social sono il regno dei big data (Facebook ha quotidianamente 1,84 miliardi di utenti attivi), quindi le società come Meta non potrebbero avere uno staff in grado di controllare tutto e tutti. Pertanto agiscono (spesso su segnalazione di altri utenti) mediante l’uso di algoritmi, i quali non sono in grado di distinguere i contesti e i toni della discussione.

Per i giudici, un epiteto o espressione che in un ambito comune potrebbe avere un contenuto ingiurioso viene scusato se usato in un contesto di per sé litigioso, come una lista di discussione politica o di tifoseria calcistica, o se c’è stata provocazione. In tribunale, un’immagine con un contenuto “forte” che normalmente potrebbe destare sdegno sarebbe invece ritenuta accettabile se pubblicata in un contesto artistico o di satira politica o sociale.

L’intelligenza artificiale non è in grado di fare queste distinzioni, quindi se ci si trova in una situazione come quelle descritte e qualcuno segnala il contenuto, l’algoritmo riconosce solo le parole o frasi scritte o audio o determinate immagini “a rischio”, le rimuove e manda pure un avvertimento a chi lo ha pubblicato, che si sente preso in giro.

Invece chi offende e provoca utilizzando giri di parole che l’algoritmo non ha memorizzato o non sa interpretare la fa franca.

Ci vorrà ancora molto tempo e lavoro sull’intelligenza artificiale per poter attribuire ai gestori dei social network la responsabilità dei contenuti pubblicati e delle censure effettuate. Nel frattempo – per evitare punizioni ingiuste o ridicole – dovremo autocensurarci (o usare anche noi i giri di parole) oppure affidarci all’intelligenza e onestà di chi legge o vede i contenuti critici