BERLUSCONI METTE IL CARRO DAVANTI AI BUOI, ANZI, ALLE MATRIOSKE

DI RITA NEWTON

 

Le dichiarazioni di Berlusconi sul presidenzialismo e Mattarella hanno reso evidenti le logiche spartitorie del centrodestra, dove i leader dei tre partiti alleati mirano in primis alle prime tre cariche dello stato.

A Berlusconi la Meloni fa balenare il sogno di essere presidente della Repubblica, una repubblica che tuttavia dovrebbe prima diventare presidenziale. In pratica una promessa “matrioska” che non credo gli alleati vogliano realizzare nel breve termine, in quanto un presidente “presidenziale” toglierebbe potere al presidente del consiglio e la Meloni non darà via così facilmente le prerogative alle quali aspira, qualora dovesse ottenerle.

Senza analizzare la durata settennale del mandato di Mattarella, la matrioska sta nel fatto che le leggi di revisione della Costituzione vanno prima scritte e calendarizzate (prima bambolina russa). Poi vanno adottate dal Senato e dalla Camera dei deputati con due successive deliberazioni ciascuno, ad intervallo di almeno tre mesi (quindi almeno 12 mesi + la discussione). E deve esserci la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Ecco la seconda bambolina.

Ma, qualora il centrodestra non avesse ottenuto almeno i due terzi dei componenti di ciascuna camera per assicurarsi questa maggioranza alla seconda votazione, potrebbe essere richiesto da un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali un referendum costituzionale che potrebbe ribaltare il risultato. In questo caso sarebbero da aggiungere almeno altri nove mesi. Terza bambolina.

E’ evidente che si parla di due anni come minimo, sempre che il nuovo parlamento metta questo punto in cima alle priorità. Infine, quarta bambolina all’interno delle altre tre, un Berlusconi novantenne dovrebbe essere eletto dagli Italiani a quello che sarebbe un ruolo di governo attivo, cosa di cui si ritiene sicuro ma che potrebbe ottenere, probabilmente, solo presentandosi come unico candidato d’Italia.