MORO AI PARTITI (E LA REALTA’ ODIERNA)

DI RITA NEWTON

 

Il 18 gennaio 1969, Aldo Moro esprimeva quello che dovrebbe essere un monito per i politici, in particolare per il PD e per gli altri partiti che si dicono eredi del meglio della Democrazia Cristiana e che ne risulta ancora oggi una fotografia:
“Parliamo, giustamente preoccupati, di distacco tra società civile e società politica e riscontriamo una certa crisi dei partiti, una loro minore autorità, una meno spiccata attitudine a risolvere, su basi di comprensione, di consenso e di fiducia, i problemi della vita nazionale.
Ma, a fondamento di questa insufficiente presenza dei partiti, non c’è forse la incapacità di utilizzare anche per noi, classe politica, la coscienza critica e la forza di volontà della base democratica?”
Purtroppo oggi la base democratica dei partiti di vecchia data si è (auto)ridotta a mera tifoseria, per cui i capi dei partiti possono fare qualsiasi porcheria sapendo che raccoglieranno comunque i voti degli ideologizzati, di tutti quelli che per l’appartenenza si turano il naso, che non vogliono vedere la vergognosa realtà nemmeno davanti a prove inconfutabili.
Però esiste ancora una società civile a sé stante, persone che hanno problemi economici e sociali attestati dalle bollette e dai conti bancari in rosso e aspettano risposte e persone sensibili ai diritti che si impegnano quotidianamente per aiutare i bisognosi e cui non puoi raccontare una storia propagandistica, perché la realtà la toccano con mano ogni giorno.
E’ di questa società civile che i partiti (vecchi a prescindere dai nomi e loghi rinnovati nel tempo) dovrebbero conquistare il consenso, ma non si pongono l’interrogativo di Moro. Pensano piuttosto a creare conglomerati che possano unire le basi di tifosi, i poli di interessi, gli “amici” disposti ai loro stessi compromessi e per cui la risoluzione dei problemi della vita nazionale è l’ultima preoccupazione.
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