GAZA: “UNO STATO NON PUO’ USARE METODI DA TERRORISTI”, DISSE AHARON BARAK

DI RITA NEWTON

 

Il nuovo bombardamento di Gaza in cui sono stati uccisi tanti bambini in nome della guerra alla Jihad islamica mi ha fatto ripensare ai concetti che l’ex presidente della Corte Suprema di Israele Aharon Barak espresse davanti ad una platea di studenti di Legge statunitensi. Parlando di lotta al terrorismo.

Sopravvissuto all’Olocausto, in cui perse alcuni familiari, Barak ha servito presso la Corte Suprema dal 1978 al 2006, divenendone presidente nel 1995.
Sotto la sua guida la Corte emendò alcune decisioni del parlamento di Israele che non garantivano la dignità delle persone (donne, lavoratori) ed emise diverse altre sentenze che affermavano i diritti umani e la laicità dello stato e mostravano l’indipendenza della Corte dal potere politico.

Nel 1999, riformando una pronuncia del 1968 sulla tortura, la Corte vietava l’uso di pressioni psicologiche e di “un moderato grado di pressione fisica” anche quando vite umane sono in pericolo ed in seguito condannava l’esercito israeliano per aver costruito il muro fra le case e i campi dei contadini palestinesi, separando questi dalla loro fonte di alimentazione e di reddito.

Agli studenti di legge americani Barak disse che è fondamentale “la centralità dell’essere umano e della sua dignità, la necessità di preservare i diritti umani di ogni singolo essere umano in quanto essere umano”.
“Non può esistere democrazia senza difesa dei diritti umani fondamentali – diritti così essenziali che devono essere indipendenti dal potere di una maggioranza”,
“abbiamo bisogno dei diritti umani soprattutto in tempo di guerra e nella lotta contro il terrore”.
Sì, quando una democrazia combatte contro il terrore, non può considerare ammissibili tutti i mezzi, e non tutti i metodi impiegati dai suoi nemici le sono consentiti”.