LA REGOLA DEI DUE MANDATI E LE INVENZIONI DI MELONI E SALVINI

DI RITA NEWTON

 

Per quanto riguarda la regola dei due mandati, non deve spaventare il fatto che scompaiano dalle schede elettorali i nomi oggi noti e che all’inizio non lo erano. Questi possono essere sostituiti da altri nomi anche più noti, come Di Battista o Ovadia, o studiosi come Rovelli, Parisi, Montanari e altri più prettamente tecnici, perché sono tanti gli esponenti della società civile che potrebbero degnamente figurare come candidati e dare contributi ai programmi e alla loro realizzazione.
Inoltre non si deve piangere l’esperienza dispersa, perché non esiste solo il parlamento ma ci sono gli enti locali e – in caso di partecipazione ad un governo – i ministeri, in cui quella esperienza può ben essere utilizzata.
Ma poi non è obbligatorio che la persona esperta sieda sulla sedia: può anche stare al fianco di quello che vi è seduto e dare utili suggerimenti, analizzare i progetti di legge (non lo fa quasi nessuno) e trasferire esperienze.
Perché la politica, di principio, è servizio.
Per le assurde proposte della Meloni, per esempio sul mercato del lavoro giovanile (con tanto di AI citata a caso) e per il blocco navale, è evidente che non sa di cosa parla.
Quando stai in parlamento senza fare controproposte e per eccitare le folle bastano gli slogan gridati, criticare genericamente e votare contro, non hai in tasca soluzioni pronte e ben studiate da usare come programmi.
Idem dicasi per Salvini.
Altro problema è che costoro hanno consiglieri che si svegliano la mattina con idee a caso.
Succede spesso, nei partiti, soprattutto quando non sono al governo, perché quasi tutti i ruoli di collaborazione non sono remunerati. Pertanto non di rado si accalcano nelle retrovie personaggi non preparati ma con manie di grandezza, allettati da illusioni di ruoli futuri in enti e ministeri e nell’immediato apparenti VIP nei confronti di amici e conoscenti grazie alle frequentazioni politiche.
Questi forniscono ai personaggi del partito loro idee non collaudate e magari in passato bocciate da veri esperti, ma che paiono brillanti a chi non abbia le competenze, o, quando nascono i problemi, si inventano soluzioni all’impronta, per sembrare essenziali ai loro futuri datori di lavoro e di onori politici.
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