BOLOGNA, 2 AGOSTO 1980. UNA STRAGE CHE ANCORA NON HA COLPEVOLI

DI CLAUDIA SABA

2 agosto 1980.
Ero in vacanza a Gaeta.
Un brusio alle spalle e gli occhi spalancati di mia madre mi vennero incontro all’improvviso.
“Una bomba alla stazione di Bologna… una strage.
Parlano di una strage!”.
Accendo la tv … e il dramma prende forma.
Il tempo dello stupore si fa rabbia.
Poi impotenza.
Le immagini a colori nello schermo sbiadiscono fino a diventare nere più della
L’esplosione, i morti, la disperazione, il dolore.
L’orologio segna le 10,25.
Un sabato qualunque con la stazione affollata di persone in partenza per le ferie.
L’ala sinistra della Stazione è completamente distrutta.
Il treno Adria Express, investito in pieno dall’esplosione.
Quel treno non doveva neppure essere lì in quel momento.
Viaggiava con un’ora circa di ritardo.
Il caos.
Mezzi di soccorso, Polizia, Carabinieri, Vigili del fuoco e l’Esercito.
I cronisti arrivati sul posto
bloccati dalle linee telefoniche in tilt dopo l’esplosione.
Per dare qualche notizia salgono sulla cabina dei controllori degli autobus dove un telefono per comunicare c’è ancora.

Molti i bambini che persero la vita in quel maledetto sabato di agosto.
La bimba più piccola
della strage peggiore, Angela Fresu, aveva soltanto 3 anni.
Di quella giornata ricordo il silenzio assoluto.

Una strage che ancora non ha colpevoli.
85 morti, 200 feriti e le loro famiglie aspettano ancora giustizia.