NON POSSO RESPIRARE

DI RITA NEWTON

 

Solo ieri postavo una riflessione sulla facilità di troncare una vita che è stata costruita con tanti mesi di impegno e di amore.
Ieri è stata troncata la vita di Alika Ogorchukwu, nero e disabile che, come George Floyd, si è visto il corpo dell’assassino addosso e anche a lui è stato impedito di respirare ed è stato ucciso in modo bestiale.
L’assassino, era un italiano senza vergogna che ha ucciso per futili motivi ed ha pure rubato il cellulare della vittima.
Gli inquirenti escludono per il momento il razzismo, ma bisogna dire che, a parità di altre circostanze, le reazioni dei violenti sono più facilmente eccessive quando la vittima è portatrice di una diversità che può generare discriminazione: una donna, un nero, un disabile.
Perché chi uccide in questo modo si sente un grande ma è solo un meschino, che sfoga le sue frustrazioni su persone che ritiene inferiori.
Tuttavia non mi indigna solo il comportamento dell’assassino (e della sua compagna, che avrebbe potuto cercare di fermarlo), ma pure quello di tanti passanti che hanno sostato per riprendere la scena e non si sono peritati di fare alcunché per fermare l’omicida.
Infatti si potrebbe capire una reazione emotiva, come la fuga nel timore di divenire un bersaglio del violento, ma avere la calma di riprendere la scena invece di fare almeno una telefonata per avvisare le forze dell’ordine indigna.
Una vera e propria omissione di soccorso.
“Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, è l’indifferenza dei buoni.” diceva Martin Luther King. Tuttavia mai questo martire della militanza per i diritti avrebbe potuto pensare che i “buoni” si mettessero pure a filmare il delitto come se stessero osservando un incontro di wrestling improvvisato.
Questi comportamenti di indifferenza alla violenza con contestuale videoregistrazione si stanno diffondendo.
Penso a questo schifo e non posso respirare. Solo che io sono ancora viva e non resterò a guardare.
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