DAI 50 ANNI IN SU UNA NUOVA GIOVENTU’

DI RITA NEWTON

 

Scusate se mi estraneo per un momento dalle cronache politiche, giudiziarie e ambientali per parlare di un tema che sembra frivolo ma a mio avviso non lo è.
Leggo infatti di continuo sulla stampa e sui social storie di rughe e vecchiaia ma con sorpresa vedo ribadire che si è vecchi a 60 anni.
Questo assunto che sembra di poco peso ha secondo me un riflesso sia sulla percezione della persona matura da parte dei giovani che sulla percezione di sè stessi di quel 20% della popolazione italiana che ha un’età fra i 55 e i 69 anni. Ma soprattutto evidenzia che, come al solito, le analisi giornalistiche dimenticano completamente il contesto, che è questo:
– nel 1960 l’aspettativa media di vita era di 69 anni, oggi è di 83 e ciò si deve anche al miglioramento dello stato fisico negli ultimi decenni della vita
– nell’arco di 28 anni, l’età media al primo matrimonio è aumentata di 6 anni e mezzo e oggi è di 32 anni per le donne e 35 per gli uomini. I dati delle unioni civili e dei secondi matrimoni seguono un trend analogo.
– l’età media a cui si partorisce il primo figlio è 31 anni contro i 25 degli anni ’50, il che implica che se prima si diventava nonne mediamente a 50 anni (55 per gli uomini) ora lo si diventa a 62 (67). Inoltre sempre più donne hanno figli ben oltre la soglia dei 35 anni e la quota di nascite da madri con più di 40 anni è più che raddoppiata in Europa tra il 2001 ed il 2019.
– negli anni ’80 si andava in pensione scandalosamente presto. Nel 1992 si decise il graduale incremento dell’età pensionabile da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini. Nel 2005 il 31% dei lavoratori aveva fra i 55 e i 64 anni, ma già nel 2017 questa percentuale era salita al 52% e continua a salire a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile, richiedendo alla persona un prolungato dinamismo fisico e mentale.
In definitiva, nei decenni tutte le tappe della vita adulta si sono spostate di un intervallo di tempo che va, a seconda degli aspetti, da 6 a 24 anni e a 60 anni non si è anziani ma persone ancora attive, con un’aspettativa di vita media di altri 23 anni (che si innalzerà ancora), a volte ancora genitori che sostengono studenti universitari e comunque non ancora dei nonni (in senso reale e figurato).
Questo vuol dire che chi ha 50-55 anni non sta per diventare vecchio/a, ma può fare per i successivi vent’anni programmi che non prevedano solo pantofole ma studio, lavoro, viaggi, relazioni o nuovi inizi prendendo in mano i sogni chiusi nel cassetto.
E significa anche che chi ha 70-75 anni non è una persona decrepita sull’orlo della fossa come sarebbe logico dedurre.
Giornalisti e giornalai dovrebbero smetterla con discorsi che, forse mirando ad accrescere la platea dei possibili fruitori di servizi e prodotti per anziani, non corrispondono alla mutata realtà sociale e deprimono psicologicamente e socialmente una larga fascia della popolazione che ha ancora tanta vitalità e fa progetti per il futuro!
(so che molti vivono il dedicarsi solo ai nipoti con gioia e serenità, accettando le rughe e tutto il resto. Il mio post non lo mette in dubbio e mira solo a dare spazio a chi vuole essere ancora pienamente in gioco a 360 gradi per altri vent’anni della sua vita).
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