REGENI: NESSUN COMPLOTTO ITALIANO DIETRO LO STOP DELLA CASSAZIONE

DI RITA NEWTON

 

Leggo interpretazioni complottiste sulla decisione della Cassazione di non procedere con il caso Regeni e capisco che ci sia frustrazione dell’opinione pubblica e della famiglia, ma non è vero che la decisione giudiziaria sia influenzata da motivi politici o economici.
Si tratta invece di una questione di garanzie e cercherò di spiegarlo in poche battute, ovviamente semplificando gli aspetti tecnici per arrivare al concetto.
Supponete di essere accusati, magari ingiustamente, di un reato, e che quindi si proceda nelle indagini su di voi e poi vi sia un vostro rinvio a giudizio. Vorreste certo esserne informati, per poter prendere coscienza delle accuse e potervi difendere, nominando un legale e cercando prove a vostro favore.
L’operazione di informazione sulla conclusione delle indagini e poi chiamata in giudizio è la notifica. Può avvenire al vostro domicilio o presso un avvocato, se vi siete domiciliati presso il suo studio per le questioni legali.
Se la procura non sa dove trovarvi deve cercarvi in tutti i modi, altrimenti non potrà procedere perché non ha garantito i vostri diritti.
E’ ovvio che un imputato che non sia innocente potrebbe non farsi trovare a bella posta. Una volta questo bloccava il sistema, ma in seguito si è fatto ricorso alla fattispecie dei “finti inconsapevoli” ovvero alle situazioni in cui l’indagato (poi imputato) sappia bene di essere inquisito o rinviato a giudizio ma si renda volutamente introvabile da chi deve effettuare la notifica, o per bloccare il procedimento o perché davvero non gli interessa parteciparvi.
Quindi se il giudice accetta la tesi del procuratore il quale riesce a provare che l’interessato ragionevolmente ha avuto notizia (ad es. da parenti, nel suo ambiente sociale o dalla stampa) di quanto avviene penalmente a suo carico, si procede lo stesso.
L’Egitto non vuole fornire all’Italia gli indirizzi degli imputati del processo Regeni. Per questo non si può notificare loro alcun provvedimento. Si potrebbe allora assumere che siano stati informati di tutto dalla stampa o nel loro ambiente (quello militare) ben al corrente di ogni profilo dell’inchiesta. Però non v’è certezza.
Il problema sorge anche perché la Corte europea dei diritti dell’uomo – essendo finalizzata appunto alla tutela dei diritti del singolo – è piuttosto severa sulla questione della notifica, e questo aspetto va considerato, trattandosi di un procedimento internazionale, sebbene l’Egitto non sia parte del Consiglio d’Europa basato sulla Convenzione dei diritti dell’uomo.
In definitiva, un complotto sembra esserci in Egitto ma in Italia il problema è tecnico, non politico o economico. Anche qui una norma finalizzata a tutelare gli imputati innocenti viene usata da chi vuole sfuggire alla giustizia.
Se la famiglia riuscisse (nel senso che non vi siano ostacoli tecnici nel regolamento della Corte di Strasburgo) a fare ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, questa si troverebbe davanti a una contraddizione, perché a quel punto la situazione si ribalterebbe. Infatti la Corte sarebbe chiamata sì a tutelare i diritti del singolo, ma non più quelli degli imputati egiziani, quelli di Regeni e dei suoi familiari nei confronti dello stato italiano le cui norme incerte sulla notifica creano il problema anche ai giudici che molti stanno vituperando.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "VERITÀ PER GIULIO REGENI"