EROINE BIBLICHE: DEBORAH, YAEL E GIUDITTA (E ARTEMISIA AD HONOREM)

DI RITA NEWTON

 

Fra i personaggi biblici vi sono donne carismatiche o eroiche che mi sono rimaste impresse e che mi piace raccontare perché in modi diversi uscirono da ruolo di donna subordinata destinata alla cura della famiglia e impattarono sulla storia del loro popolo venendo ricordate in vario modo sia in quegli antichi testi sia in opere successive.
Deborah fu una dei “grandi giudici”, una profetessa definita “madre d’Israele” che era molto rispettata e dispensava la sua saggezza sotto una palma. Fu anche condottiera militare in quanto convocò Barak, un uomo d’armi, ordinandogli di radunare un’armata, per sconfiggere i Cananei guidati da Sisara, un giovane condottiero al servizio del re cananeo Iabin. Deborah accompagnò Barak nel coinvolgimento delle truppe, che con lui guidò a cavallo fino al luogo della battaglia.
Deborah profetizzò tuttavia che l’onore di uccidere Sisara non sarebbe toccato a BaraK, ma ad una donna.
Questa donna era appunto Yael (Giaele), che offrì la sua ospitalità a Sisara in fuga dopo che il suo esercito era stato battuto, e gli diede da bere bevande fermentate che favorivano il sonno. Dopo che Sisara si fu addormentato, gli conficcò un picchetto nella tempia, poi andò incontro a BaraK e gli mostrò il nemico ucciso. Sebbene considerata eroina, Yael fu anche ritenuta traditrice dell’idea di ospitalità che è sacra per le popolazioni del deserto.
La storia di Deborah e Yael fu celebrata, oltre che diffusamente nella Bibbia, anche in una successiva opera lirica omonima.
Altra eroina biblica è Giuditta, abitante della città israelitica di Betulia che era stata messa sotto assedio da Oloferne, generale del re Nabucodonosor, durante la campagna d’occidente.
Giuditta era una ricca e bella vedova che si recò all’accampamento nemico e usò la sua favella e il suo fascino per far invaghire il generale. Rimasta sola con lui ubriaco, gli tagliò la testa con una spada e poi la portò in città dove fu posta sulle mura per scoraggiare il nemico.
Quest’ultima vicenda ha ispirato numerosi pittori, fra cui Caravaggio e Botticelli, entrambi artisti fra i miei preferiti.
Tuttavia riporto l’immagine dell’opera di Artemisia Gentileschi in omaggio alla pittrice che fu vittima di violenza carnale da parte del pittore Agostino Tassi e protagonista del celebre processo per stupro.
Artemisia fu ad un tempo vittoriosa (il Tassi fu riconosciuto colpevole e condannato a una multa e a cinque anni di carcere o all’esilio perpetuo) e rivittimizzata, dato che il condannato non scontò mai la pena ma grazie a persone prezzolate mise in giro voci diffamatorie sul conto di lei. Quindi un’epigone delle tante donne violentate e poi diffamate.
Ecco, in questo quadro ho la sensazione di leggere i sentimenti che avrà provato a seguito di quell’episodio di violenza che tanto influì sulla sua vita.
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