LA FINE INGLORIOSA DI BORIS JHONSON

DI GIOACCHINO MUSUMECI

 

Dalle stelle del firmamento di larghissimo con consenso allo schianto dopo un mandato costellato di scandali che ha trasformato Londra in un circo equestre.
Jhonson è l’ennesimo esempio di pagliaccio sopravvalutato e incapace a cui è stato affidato il comando di una nazione costretta a una raffica di dimissioni pur di levarsi di mezzo la peggiore iattura politica degli ultimi anni.
Bocciato clamorosamente dopo una serie di toppe che ne sarebbe bastata la metà per dimettersi, Bo-Jo ha divelto la credibilità dei conservatori, derubricandoli a corrotta rappresentanza etilica del governo inglese.
Possiamo dire che la questione Ucraina in Inghilterra è stata gestita da un irresponsabile “birraiolo” da Pub?
Ebbene si, tanto è bastato perché una fitta rete di relazioni internazionali lo incoronasse figura di spicco in Ucraina e sugellasse grande amicizia col presidente Zelensky. E’ la supremazia dell’ottuso che si palesa tra profumi di malto e luppoli durante l’elaborazione di sofisticatissime strategie belliche il cui risultato è una distesa di cenere dove prima esisteva l’est Ucraino.
Che ne sarà ora dell’asse Washinton- Londra, quali commenti striminziti dovremo aspettarci dal nostro presidente del Consiglio con cicisbei e vestali al seguito. Probabilmente quasi nulla, per non sbagliare il nostro Mario non commenta vicende politiche altrui.
Non commenta la crudeltà del mercato dei curdi e il deterioramento della democratica Finlandia, non commenta i capitomboli di Jhonson, stupefacente pagliaccio d’oltremanica, ma non può mancare di intervenire, da perfetto statista in offerta speciale, generosamente impegnato a omaggiare Kiev e riservare indifferenza ai propri cittadini.
Quali “capolavori” del giornalismo nostrano leggeremo mentre in Inghilterra si espone liberamente l’ovvia ipotesi di elezioni anticipate?
I soliti deliri della classe dirigente vigliacca, terrorizzata dall’ipotesi del responso popolare, ma nulla dura per sempre, neanche la mafia.
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