L’ACCORDO CON ERDOGAN E’ UNA LICENZA DI CANCELLARE IL KURDISTAN

DI RITA NEWTON

 

L’accordo della NATO con la Turchia riguardo i Curdi è di fatto una “licenza di uccidere” non solo per Ankara ma anche per paesi come Iran e Iraq i cui governi hanno da sempre combattuto e compresso il popolo curdo per evitare l’indipendenza del Kurdistan e per contrastare il vento di democratizzazione che il popolo curdo ha sempre portato nei paesi dittatoriali dove si trovava a combattere.
Turchia, Iran, Iraq e Siria, i quattro stati nei quali si estende il Kurdistan, guardano peraltro da decenni alla risorsa sempre più preziosa di cui questa regione è ricca: l’acqua dolce.
Infatti il territorio è attraversato dai grandi fiumi Tigri ed Eufrate e comprende vasti laghi – quello di Van e quello di Urmia – posti oltre mille metri sopra il livello del mare. Questo significa poter irrigare campi, servire città e villaggi e produrre energia idroelettrica.
Su tutti ha la meglio la Turchia, in quanto i due storici fiumi originano nel suo stato e quindi ha potuto costruirvi dighe senza alcun riguardo per le conseguenze nella regione che storicamente conosciamo come Mesopotamia.
Nella pianura di Harran, le acque della prima diga Ataturk sul fiume Tigri già sommersero templi leggendari, oltre a più di 600 villaggi i cui abitanti furono deportati a Istanbul e ad Ankara.
Dopo l’accordo con la NATO, la Turchia saprà di poter completare indisturbata la diga di Illisu sul Tigri, che permetterà di inondare oltre 300 chilometri quadrati di terre circostanti cancellando villaggi e campi nonché le vestigia di dodicimila anni di storia, come centinaia di siti archeologici di notevole importanza e l’antica città di Hasankeyf.
Il progetto, che viene presentato dal governo turco come necessario per garantire l’autosufficienza energetica delle grandi citta dell’est (Istanbul, Ankara), sommergerà un ecosistema unico al mondo. Inoltre farà perdere a decine di migliaia di persone la loro unica fonte di sostentamento e costringerà 40.000 abitanti della valle del Tigri a divenire profughi interni, come già avvenuto negli anni ’90 con gli oltre 2 milioni e mezzo di abitanti dei 3300 villaggi distrutti sistematicamente dalle forze di sicurezza turche.
Ma c’è di più: dopo il comportamento degli stati occidentali ai danni dei Curdi, è possibile che la Turchia cerchi di conquistare il Kurdistan autonomo nel nord della Siria sfruttando la guerra in questo paese e che Iran e Iraq possano sentirsi legittimati a reprimere le popolazioni curde che vivono sui loro territori e che peraltro in alcune comunità professano religioni diverse da quella islamica.
In definitiva, grazie alla ormai ben nota lungimiranza dei governanti della NATO e al tradimento nei confronti degli ex amici curdi, si prospettano per le popolazioni della regione nuove guerre, persecuzioni e migrazioni forzate nonché la distruzione geografica, culturale, ambientale ed etnica del Kurdistan.
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