LE STREGHE INDIMENTICATE

DI RITA NEWTON

 

Negli Stati Uniti c’è una città che nell’immaginario collettivo è collegata al loro ricordo (Salem, in Massachusetts). In Italia, invece, abbiamo proprio una Via delle streghe a Merate (LC) e una omonima parete da arrampicata nelle Alpi Liguri, in provincia di Imperia. A Pordenone c’è una via Streghe e persino un monumento dedicato ad una di loro.
Proprio nativa di Pordenone era infatti Angioletta delle Rive, vedova che visse in campagna insieme alla figlia Giustina sopravvivendo con elemosine e con vari mestieri che le valsero la stima di esponenti di famiglie altolocate. Tuttavia altri la giudicavano male e guardavano male la sua attività di guaritrice, che mise in atto in seguito mediante pratiche e rimedi naturali derivanti dalla cultura contadina e con formule e gesti ispirati alla ritualità cristiana.
Nel 1650 fu accusata dal marito di una donna che aveva in cura, un personaggio di rilievo, di averle lanciato un maleficio e fu denunciata e arrestata insieme alla figlia. Altri aggiunsero ulteriori accuse, probabilmente fomentate, riguardanti le sue attività e la vita privata. L’Inquisizione decise di istruire un’inchiesta a carico delle due donne incaricando il cardinale Giulio Missini (nomen omen), noto nel contesto friulano, che dopo la prima fase istruttoria portò le due indagate alla sede del tribunale dell’Inquisizione di Udine.
Angioletta si difese spiegando che agiva per aiutare le persone in stato di necessità e illustrò le sue conoscenze mediche. Aggiunse che era una buona cristiana e rivolgeva le sue preghiere a Dio affinché l’aiutasse nell’assistenza ai malati. Tuttavia proprio questo aspetto venne usato contro di lei.
Le accuse di stregoneria dei testimoni furono proporzionali all’ignoranza di questi, che fossero prelati o laici. Infine, la testimonianza di Giovanni Pomo, dottore in filosofia e medicina, mise decisamente in dubbio l’esistenza dei malefici.
Non si hanno notizie di torture, ma Angioletta, in attesa della sentenza, morì in carcere per le ripercussioni sulla salute delle condizioni di detenzione. La figlia fu poi liberata con la promessa di abbandonare le pratiche materne e di essere una buona cristiana.
Era andata molto peggio alle donne accusate di stregoneria che nei secoli precedenti vennero torturate e poi arse pubblicamente in altre città.
Pordenone ha voluto ricordare le ingiustizie subite da Angioletta delle Rive commissionando all’artista Gianni Pignat un monumento eretto nel 2009 e divenuto punto di incontro per eventi organizzati in occasione della Giornata internazionale della Donna.
(foto di Archivio del Museo Civico d’Arte di Pordenone – licenza CC BY 4.0)
Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto