26 GIUGNO, GIORNATA MONDIALE PER LE VITTIME DI TORTURA

DI RITA NEWTON

 

Il 26 giugno ricorre la Giornata mondiale per le vittime di tortura, che purtroppo ancora esistono nella nostra epoca.
Secondo Emil Cioran, vissuto nel XX secolo, “Al contrario degli altri secoli, che praticarono la tortura con negligenza, questo, più esigente, vi apporta uno scrupolo di purezza e di rigore che onora la nostra crudeltà”. Questa affermazione vale anche oggi.
Alcune agenzie mondiali – anche occidentali – studiano tecniche di tortura che sfidano in scientificità le barbarie perpetrate nei secoli passati, nonostante l’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, promulgata – non a caso – nel 1948, reciti: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”.
Infatti per torture in genere si intende infliggere dolore fisico, ma esistono pratiche di tortura psicologica parimenti lesive sebbene più subdole.
Nella foto un’immagine da Abu Ghraib, in Iraq, dove le torture fisiche e psicologiche furono realizzate nel 2003 sui prigionieri da soldati uomini e donne, con il coinvolgimento di alcuni ufficiali superiori e agenti della CIA (come appurò una successiva inchiesta sugli abusi, documentati con selfie e fotografie dagli stessi aguzzini), ma ci sono stati molti casi in cui la tortura era un metodo di stato o uno strumento di guerra applicato su rilevanti quote della popolazione.
Nel XX secolo, oltre ai campi di concentramento nazisti, torture sistematiche furono praticate durante la guerra d’Algeria sugli oppositori all’occupazione ad opera della Francia, sulla popolazione (soprattutto donne) della Bosnia durante la guerra della ex Jugoslavia e sui dissidenti in diversi paesi centroamericani negli anni ’70 dalle dittature di destra appoggiate dagli USA. Quasi sempre queste torture terminavano con la morte delle vittime o con la loro scomparsa (desaparecidos).
Alcune volte i responsabili politici e diretti delle torture sono stati processati e condannati, ma ciò non è avvenuto sempre, soprattutto quando dietro i perpetratori c’erano complicità internazionali, e tale ingiustizia costituisce una vergogna per la nostra “civiltà” al pari della pratica della tortura.
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