VIOLENZE DOMESTICHE E DENUNCE ARCHIVIATE

DI RITA NEWTON

 

Spesso, nell’ambito di violenze domestiche in cui si è verificato il grave ferimento o la morte della vittima del reato e/o della prole, leggo di denunce precedenti che erano state archiviate.
Uno dei problemi per cui ciò accade è che al momento della denuncia non viene inserita nella stessa la domanda di essere informati della eventuale richiesta di archiviazione.
In questo caso la procura non ha l’obbligo di comunicare al querelante di aver chiesto l’archiviazione del procedimento e quindi la denuncia viene archiviata dopo 20 giorni, che è il periodo nel quale si può presentare opposizione rivolgendosi ad un legale. In mancanza di opposizione, il procedimento non andrà mai davanti a un giudice.
Ovviamente opporsi non garantisce che ciò accada, perché alcune denunce potrebbero davvero riguardare reati non sussistenti o non essere sostenute da validi elementi probatori (per esempio, per le violenze domestiche, referti medici o fotografie di esiti di percosse, meglio se sussistenti mentre si denuncia).
Infatti, parlando in generale, non di rado chi denuncia ritiene penalmente rilevante un fatto che non lo è oppure ha ragione ma non ha gli elementi per provare che nei fatti denunciati vi siano gli elementi costitutivi del reato (il comportamento illecito + il dolo o la colpa o l’intenzione + il nesso di causalità fra il comportamento e il danno).
A volte, peraltro, il comportamento è illecito in un contesto e non in un altro (per esempio in contesti intrinsecamente litigiosi come quelli calcistici, politici e condominiali l’insulto – che peraltro è depenalizzato – è considerato normale, non lo è in ufficio, a scuola etc) oppure la reciprocità del comportamento (vengono lanciati insulti da ambo le parti) vanifica la denuncia.
Tutte queste “false” querele vanno ad alimentare il flusso complessivo delle denunce, con il risultato di deludere chi le presenta quando vengono giustamente archiviate e ostacolando, di fatto, il percorso di quelle davvero fondate. Ciò non toglie che vi possa essere una sottovalutazione da parte del procuratore (spesso un viceprocuratore onorario all’inizio della carriera) che in una denuncia autoprodotta non riconosca gli elementi penalmente rilevanti che la sorreggono.
Va tenuto conto che le procure sono sovraccariche di migliaia di richieste, in Italia ci sono oltre 900.000 procedimenti penali fra primo e secondo grado e va usata anche prudenza nel mandare in tribunale cause che sono perse in partenza per mancanza dei requisiti essenziali.
Comunque errare è umano (sia per chi presenta una denuncia inadeguata, sia per chi la analizza) e per questo la legge prevede di potersi opporre ad una richiesta di archiviazione.
In definitiva, chi sia vittima di violenze domestiche ma anche tutti gli altri, una volta verificato che il comportamento ai propri danni corrisponda davvero ad un reato e aggiunto alla denuncia i vari elementi di prova raccoglibili nell’immediato, deve chiedere per iscritto di essere messo a conoscenza della eventuale richiesta di archiviazione e nel frattempo raccogliere eventuali ulteriori prove non immediatamente rilevabili, in modo da poterle presentare a sostegno dell’opposizione qualora venisse richiesta l’archiviazione.
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