CORTEI PER IL GAY PRIDE: UN’INDECENZA?

DI RITA NEWTON

 

Siamo nel periodo delle parate per il Gay Pride, l’orgoglio omosessuale (oggi lgbtq+) e si scatenano le relative polemiche sulla decenza della manifestazione.
Sono etero e cis e non tanto giovane, ma non mi scandalizzano i cortei dei pride. Li trovo colorati, dissacranti e liberatori per chi li fa e penso che per uno o due giorni all’anno si possa sopportarli. Vogliono essere un pugno in faccia al perbenismo e un’autoaffermazione in un mondo che ancora nega alle persone “diverse” molti diritti nella realtà quotidiana e a volte vorrebbe negare proprio il loro diritto di esistere.
Penso che l’indecenza vera siano le violenze sui bambini da parte delle persone in cui avevano fiducia (vedi preti pedofili, ma non solo), la rivittimizzazione delle vittime di stupri, la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento minorile, i morti sul lavoro per negligenza o dolo del datore di lavoro, il fatto che quasi mezzo miliardo di bambini nel mondo vivano in guerra spesso per i meschini interessi dei paesi “evoluti”, che sono direttamente coinvolti o comunque forniscono le armi per sostenere tali conflitti.
Non mi pare che per queste cose ci si stracci le vesti e ci si mobiliti per impedirle, se non singolarmente o occasionalmente, mentre avvengono tutti i giorni, contrariamente ai cortei per il Pride.
Questo perché molti vivono di pregiudizi anche se “ho tanti amici gay” e altri guardano all’apparenza e la condannano per fingere di avere una coscienza.
Facile, veloce e visibile, ma non molto pulito.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone, persone in piedi e attività all'aperto