FIGLI DI UN DIO MAGGIORE

DI MARIO PIAZZA

 

Ci riempiamo la bocca della parola “democrazia” parlando di qualsiasi nazione assuma un ruolo anche breve e secondario nello scenario mondiale.
Tocca a tutte, che si tratti di guerra, politica o terrorismo il primo filtro per favorire lo schierarsi pro o contro di chi ascolta è la connotazione “democratica” del paese sotto i riflettori.
Tocca a tutti, tranne che a Israele.
Sono passate 4 settimane dall’omicidio di Abu Akhlel, la giornalista palestinese freddata da un cecchino israeliano. Un volto noto in Medio Oriente, più di Lilly Gruber e di Bianca Berlinguer messe assieme, eppure senza alcuna vergogna Israele dichiara che non ci sarà nessuna ricerca dell’assassino perché un’inchiesta potrebbe generare controversie nella popolazione israeliana.
Nelle ultime 48 ore sono 4 i manifestanti palestinesi uccisi dalla polizia israeliana nell’indifferenza generale ma almeno uno di essi, Bilal Awad Qabaha di 24 anni, meriterebbe un briciolo della nostra attenzione per le circostanze in cui è stato ucciso perché Bilal tentava di opporsi alla distruzione programmata della casa di un terrorista palestinese ucciso un paio di mesi fa a Tel Aviv.
Capitemi bene, è come se l’esercito italiano fosse stato autorizzato dalla magistratura a far saltare in aria le case di Mario Moretti o di Adriana Faranda, di Franco Freda o di Giovanni Ventura e a mettere in carcere i loro genitori per la sola colpa di averli messi al mondo.
Questa è quella che i neo-sionisti di casa nostra chiamano pomposamente “l’unica democrazia del Medio Oriente” senza che nessuno rida loro in faccia.
Ah, dimenticavo… Abu Akhlel aveva anche un passaporto americano ma persino quelli che corrono a salvare il soldato Ryan davanti a Israele non sanno far altro che guardare da un’altra parte.