LA GUERRA DISTRUGGE (ANCHE) L’AMBIENTE

DI RITA NEWTON

 

Visto il momento storico, mi sembra giusto parlare oggi, Giornata mondiale dell’Ambiente, dell’impatto che le guerre hanno sulla qualità dell’aria e sul surriscaldamento globale e quindi su ecosistemi e biodiversità.
E’ un aspetto che generalmente non viene considerato ma che rende ancora più colpevoli di danni all’umanità i produttori di armi e coloro che a livello politico fanno scelte di guerra anziché di pace, per scopi tutt’altro che nobili.
Qualcuno stigmatizzerà il fatto che io parli di questo profilo quando in guerra tante persone soffrono o muoiono, ma in realtà anche nel caso dell’impatto ambientale stiamo parlando di morte, solo che è una morte più lenta e più pervasiva, perché interessa tante specie animali e vegetali, nonché l’uomo attuale, con l’aumento dei malati oncologici, e ancor più le future generazioni.
Anche se non sembra, il mondo, con decine di migliaia di scienziati e associazioni ambientaliste e con molteplici trattati internazionali, si sta impegnando da decenni a consegnare alle prossime generazioni un ambiente che sia ancora vivibile. Ma lo sforzo quotidiano di milioni di persone viene vanificato ad ogni nuova guerra che scoppia.
Tra i principali danni che la guerra provoca a livello ambientale c’è l’utilizzo massiccio di combustibili fossili, petrolio e gas, per gli spostamenti dei mezzi di terra ed aerei sia durante le esercitazioni militari che durante gli scontri armati.
Un carro armato leggero consuma 300 litri di combustibile per 100 chilometri e quindi immette oltre 600 kg di CO2 nell’atmosfera. Un caccia F-35 utilizza oltre 400 litri di carburante ogni 100 chilometri e immette in atmosfera circa 28.000 chili di CO2 per ogni missione di volo.
Alla CO2 e quindi al contributo al surriscaldamento globale che sta facendo e farà estinguere specie animali, vanno aggiunti gli incendi delle foreste, che fanno sparire parte di quel polmone costituito dagli alberi, che la CO2 potrebbero contrastare.
A questo dobbiamo aggiungere le particelle inquinanti derivanti dalla combustione del carburante e da quella di bombe ed esplosivi. Molte di tali particelle sono cancerogene, mentre altre comportano serie irritazioni e avvelenamenti che provocano altre gravi malattie.
In definitiva, quando viene fatta una guerra, in qualsiasi parte del mondo (anche le cosiddette guerre dimenticate, che i paesi occidentali armano in luoghi considerati distanti, come il cuore dell’Africa) la stiamo facendo a noi stessi e ai nostri figli e nipoti. Anche perché la concentrazione della CO2 nell’atmosfera, il surriscaldamento e l’inquinamento non si fermano ai confini politici degli stati interessati dalle guerre. Davvero all’ambiente si applica il discorso dell’effetto del battito di una farfalla a milioni di chilometri.
E pensare che la Commissione Europea considera il settore della Difesa come sostenibile, comprendendolo nei piani di finanziamento! Per questo cittadini e associazioni si sono attivati per chiedere che le spese militari siano classificate come socialmente dannosi e l’Osservatorio sui Conflitti e l’Ambiente ha promosso una raccolta firme per chiedere ai governi di inserire le emissioni militari di gas serra nei trattati internazionali sul clima, che ad oggi non ne tengono conto.
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Claudia Saba Due, Umberto Siniscalchi e altri 12
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