IL PREGIUDIZIO NON AIUTA LA GIUSTIZIA

DI RITA NEWTON

 

Molti ritengono che una donna stuprata sia una provocatrice, altri che un uomo accusato di violenze fisiche su una donna o su minori sia sempre colpevole se chi lo accusa è una donna.
In un alterco fra un uomo maturo e un giovane, in genere sarà il secondo ad essere sospettato di aver provocato l’aggressione, anche quando è l’autore della denuncia.
Un giovane europeo dai tratti mediorientali o tatuato sarà più facilmente perquisito per il sospetto che detenga droga (e, nei periodi di attentati, che sia un terrorista).
Un extracomunitario che si trovi a passare nell’area di un crimine sarà spesso sospettato in prima istanza quando magari il criminale è un caucasico.
Sono solo pregiudizi, perché esistono donne vittime e donne bugiarde o violente con chicchessia, uomini vittime e uomini bugiardi o violenti con chicchessia, ragazzi e ragazze criminali e altri affidabili e pacifici e ci sono tanti giovani perbene di ogni paese, etnia e apparenza esteriore.
Il pregiudizio non aiuta la giustizia, per ottenere la quale occorre valutare sempre e solamente
– la dinamica dei fatti
– le prove
– la credibilità (effettiva e non presunta) di sospettati, parte lesa e testimoni.
Purtroppo ciò non avviene, nei media (pronti a sbattere il mostro in prima pagina) e nell’opinione pubblica, ma anche, tante volte, presso le autorità di pubblica sicurezza o giudiziarie.
Il problema maggiore è quando si persevera nell’errore, perché si finisce col danneggiare – non di rado irrimediabilmente – l’immagine, la salute psicofisica e i rapporti lavorativi e sociali di chi viene sospettato o accusato in base a meri pregiudizi.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 4 persone, bambino, persone in piedi, persone sedute e spazio al chiuso