GRATTERI IN TV: PERCHE’ DA’ FASTIDIO?

DI RITA NEWTON

 

Ho letto commenti in cui si accusa il procuratore Nicola Gratteri di amare la visibilità mediatica e lo si confronta con Falcone e Borsellino, che operavano silenziosamente. Ma è proprio in questo confronto che sta la chiave della necessaria visibilità di Gratteri.

Giovanni Falcone diceva che “si muore perché si è soli” e infatti pochissimi conoscevano Falcone e Borsellino prima degli attentati che stroncarono le loro vite.
Per chi vive sotto minaccia mafiosa, la visibilità genera due effetti positivi.
Il primo è che le scomode battaglie che conduce diventano condivise e quindi la sua eliminazione non servirà a far cessare la battaglia.
Il secondo è che la morte violenta di chi rappresenta un vessillo di legalità ne conferma il grido di allarme e lo trasforma in martire. E i martiri sono scomodi, perché generano rivoluzioni con impatto maggiore dell’opera che individualmente portavano avanti in vita.
Piuttosto, ai critici che usano il ricordo di due magistrati antimafia uccisi per attaccare un magistrato antimafia minacciato (credo che questa strumentalizzazione del loro sacrificio farebbe inorridire Falcone e Borsellino) chiedo quali danni produca la visibilità mediatica di Gratteri se non quello, informando i cittadini, di mettere una spina nel fianco ai politici collusi con la mafia e a quelli poco impegnati contro questo cancro dell’Italia.
Se vogliamo il bene del nostro paese ascoltiamo le denunce di Gratteri e facciamo muro intorno a lui. Fu proprio quello che mancò a Falcone e Borsellino.