UNA PIONIERA DELLA SCIENZA IN UN MONDO MASCHILISTA

DI RITA NEWTON

 

Fece scoperte nel campo della batteriologia degne di un Nobel, ma era “solo” una donna Esther Miriam Zimmer Lederberg, una delle principali pioniere della genetica batterica. Scoprì infatti il fago lambda, un virus batterico ampiamente utilizzato come strumento per studiare la regolazione genica e la ricombinazione genetica e inventò la tecnica della replica su piastra, che viene utilizzata per isolare e analizzare i mutanti batterici e monitorare la resistenza agli antibiotici, e la fertilità batterica fattore F.
Nata nel 1922, dopo essersi diplomata all’età di 16 anni, vinse una borsa di studio per studiare all’università di New York. Scelte di studiare biochimica contro il consiglio dei suoi insegnanti che notavano che le donne lottavano per ottenere una carriera nelle scienze, tranne che nel campo della botanica.
Due anni dopo aver conseguito la laurea, vinse una borsa di studio alla Stanford University per seguire un master in genetica. Poiché la borsa di studio non era sufficiente per sopravvivere, integrava le sue entrate lavorando come assistente ricercatrice per Bernard Ogilvie Doge, fitopatologo al New York Botanical Garden e in cambio di alloggio lavava i vestiti della sua padrona di casa. A volte aveva così pochi soldi che ricordava di aver dovuto mangiare le cosce di rana rimaste dalle dissezioni di laboratorio.
Lavorò presso il Dipartimento di Genetica del Carnegie Institute di Washington in un gruppo che studiava la genetica dei batteri come parte dello sforzo per aumentare i risultati della penicillina.
Nel 1944, Esther fu assunta come assistente di ricerca dai genetisti George W Beadle ed Edward Tatum alla Stanford University. Il suo lavoro con loro li aiutò notevolmente a vincere il Premio Nobel nel 1958 per aver scoperto il ruolo dei geni nella regolazione degli eventi biochimici nelle cellule.
Nel dicembre 1946 Esther sposò Joshua Lederberg e subito dopo aver conseguito il master si trasferì all’Università del Wisconsin per unirsi a suo marito, e grazie a una borsa di studio iniziò un dottorato in cui si concentrò sul processo di mutazione genetica nella specie batterica Escherichia coli.
Insieme al marito avviò esperimenti per studiare il modo in cui i batteri riescono ad adattarsi e diventare resistenti a un farmaco a cui erano precedentemente allergici. Al fine di capire come si comportano i cromosomi, hanno dimostrato per la prima volta che i cambiamenti mutanti si verificano così rapidamente nei batteri che il processo può essere monitorato in laboratorio.
Sebbene Esther fosse riconosciuta come eccezionale in laboratorio sia sperimentalmente che metodologicamente, dovette lottare per ottenere una posizione accademica permanente. In parte ciò rifletteva la più ampia discriminazione contro le scienziate dell’epoca. Ebbe l’ulteriore sfida di essere sposata e collaborare con Joshua che riceveva una maggiore attenzione pubblica per il fatto di essere uomo. Ma lei stessa era molto modesta e nel 1953, quando Joshua ricevette un premio e fece notare che anche lei avrebbe dovuto riceverlo perché aveva svolto un ruolo fondamentale nel suo lavoro, lei sostenne che “ci sono sei o otto persone sullo sfondo ogni volta che qualcuno riceve un premio”.
Nel 1956 la Society of Illinois Bacteriologists assegnò il Pasteur Award sia a Joshua che a Esther Lederberg, in “riconoscimento del loro contributo alla microbiologia, in particolare per i loro studi fondamentali sulla genetica batterica”. Fu la prima volta che il premio veniva assegnato ad un team di ricercatori.
Due anni dopo, Joshua ricevette il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina per aver scoperto che i batteri possono accoppiarsi e scambiarsi geni. Gran parte di questo non sarebbe stato possibile senza Esther, che era la più abile nel lavoro sperimentale. Il suo isolamento del fago Lambda e la sua scoperta del suo processo di replicazione genetica, così come la sua tecnica innovativa della replica su piastra, sono stati cruciali per la ricerca di Joshua. Tuttavia fu invitata alla cerimonia dei Nobel solo in quanto moglie di un membro del team dei vincitori.
Quando il marito si trasferì alla Stanford University come capo della genetica, nel 1959, Esther fu nominata professore associato di ricerca a tempo indeterminato nel dipartimento di microbiologia e immunologia, ma era stato necessario che lei e altre due donne presentassero una petizione al preside della Scuola di medicina della Stanford University per la mancanza di professoresse nella sua facoltà. Tuttavia la sua nomina avvenne perché era stata disponibile ad accettare un posto non di ruolo per il quale era troppo qualificata.
Come molte altre scienziate della Stanford University, Esther continuò a lottare per ottenere il riconoscimento per molti anni. Nel 1974, quindici anni dopo, la Stanford University cambiò il suo titolo da Senior Scientist a Adjunct Professor, che comunque era ancora una posizione inferiore alle sue capacità e competenze e prevedeva un contratto che ma doveva essere rinnovato periodicamente e dipendeva dall’assicurarsi borse di ricerca.
Esther fu poi invitata a diventare la curatrice della collezione di plasmidi, piccole molecole di DNA auto-replicanti scoperte negli anni ’40. Nel 1976 fu nominata direttrice del Centro e per i successivi dieci anni divenne determinante per la denominazione dei plasmidi e dei geni che portavano.
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