FALCONE E BORSELLINO, DA TRENT’ANNI NELLA MIA VITA

DI RITA NEWTON

 

Oggi pomeriggio ho festeggiato il mio onomastico, ma la tempesta era nell’aria.
La tempesta c’è stata veramente, e all’improvviso ho dovuto correre sul terrazzo, con la pioggia battente, per fissare le tende e altre cose prima che volassero via.
Ma non è la tempesta cui mi riferivo.
Quella è il pensiero di domani, anniversario della strage di Capaci.
Fu in quella occasione che il giudice Falcone, e il Giudice Borsellino entrarono nella mia vita. Strano come alcune persone irrompano nel tuo quotidiano quando non ci sono più. Prima li conoscevo a stento, come credo la maggioranza degli Italiani. Dopo la strage di Capaci, pensavo spesso a loro e ad ogni mio onomastico ne stavo scrivendo – come adesso – o stavo organizzando un evento per ricordarli.
Ne ricordo uno, di evento, che promossi in cinque città della penisola in contemporanea.
Io ero all’evento di Firenze con Roberto Morrione come ospite e agenti di Polizia e Carabinieri sul palco per ricordare la scorta dei due giudici assassinati. Non c’erano persone invitate alla manifestazione ma la piazza si riempì e nel momento del silenzio, come in quello del ricordo, non volava una mosca.
Le lacrime scendevano come questa pioggia.
Erano lacrime per loro – per i giudici, per gli altri uccisi nei due attentati – ma anche per noi, per il nostro paese, che evidentemente aveva bisogno di eroi.
Perché in realtà ciascuno sa bene cosa è giusto e cosa è sbagliato, e come sia importante alzare la voce e non lasciare solo chi si batte, ma poi molti tacciono e di fatto assecondano quei comportamenti che sono veleno per la società.
Così quell’unico che si batte viene identificato come il nemico da far fuori per continuare indisturbati le attività criminose, piccole o grandi che siano.
Non a caso Falcone diceva “Si muore perché si è soli”.
Da allora ho cercato di essere vicina, in prima persona o con l’associazione, a chi si batteva contro le ingiustizie in diversi contesti o a chi dava “fastidio” a qualche potente.
Non lo dico per vantarmene, anche se vedere che questo aiutava chi veniva minacciato mi dava gioia e forza. Lo dico perché penso che questo sia il grande insegnamento che Falcone e Borsellino ci hanno dato con la loro morte: non lasciare solo chi combatte.
Anche perché quella sarebbe la nostra battaglia e quell’eroe si sta battendo non per un mero principio, ma per tutti noi.
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