STUPRI DI GUERRA: L’AMPLIFICAZIONE DELLA NOTIZIA

DI RITA NEWTON

 

25 donne stuprate al giorno per tre anni e mezzo. Non sono i numeri dell’Ucraina, ma quelli della guerra in Bosnia.
Se allora ci fosse stata la copertura attualmente data dai media, lo stesso stile comunicativo e Internet, non si sarebbe parlato d’altro e penso non saremmo nemmeno riusciti a mangiare dal disgusto.
25 stupri descritti, ribaditi e ripetuti a reti unificate, miliardi di post al giorno, su tutti i social.
Anche perché si trattava di stupri brutali (ometto i dettagli, ma era puro orrore) finalizzati alla pulizia etnica, tanto che le donne, quando non uccise, venivano liberate dagli aguzzini solo a gravidanza avanzata, per evitare aborti e garantire che i figli avessero sangue misto e, insieme alle madri, restassero ai margini della società, doppiamente bastardi.
E invece niente. Nemmeno una parola in TV, niente ovviamente sui social, visto che la guerra in Bosnia Erzegovina durò dal marzo 1992 al dicembre 1995 mentre solo nel 1993 nasceva il primo browser e veniva messo online il primo sito web italiano. Nel 1996 erano connessi alla rete mondiale solo 10 milioni di computer, mentre oggi gli utenti di Internet sono 4,6 miliardi. Quindi l’assenza di informazione è ovvia, a differenza che in conflitti dei decenni successivi, in cui Internet c’era ma nessuno divulgava ogni singola violenza in rete e tantomeno in TV.
Infatti quello su cui vorrei focalizzare l’attenzione è il fatto che oggi l’informazione è amplificata e l’amplificazione (spesso strumentale) di questo tipo di notizie altera la percezione dei fatti. So di essere letta da tutte persone intelligenti, che capiranno che non sto minimizzando. Anche un solo stupro è una violenza condannabile e da punire, ma oggi si tratta di cani sciolti, non di arma di guerra o pulizia etnica. Si tratta di singole storie, non della Storia.
Gli stupri ci sono anche in pace e sono maggiormente diffusi, ovviamente, laddove le condizioni di sicurezza sociale sono compromesse (come a Ciudad Juarez, in Messico, ma anche nei luoghi del turismo sessuale occidentale).
In ogni posto dove un uomo imbevuto di cultura patriarcale e guidato da bassi istinti ne ha l’occasione, ci sarà una donna stuprata. In guerra e con un’arma in mano questo accadrà più facilmente.
Tuttavia la pulizia etnica (e il crimine di guerra o crimine contro l’umanità che può coinvolgere penalmente la catena di comando dei soldati salendo fino ai massimi livelli del potere che quella pulizia abbiano comandato o avallato) è ben altra cosa.
Non è il marito che promette alla moglie di violentare le Ucraine e che rimbalza su ogni pagina web, non è il ventunenne che violenta la ragazzina di cui ha chiuso in cantina i familiari, per intenderci.
Il genocidio è l’olocausto (15 milioni di persone uccise in 12 anni, di cui 6 milioni di Ebrei).
E’ quello del Ruanda (in un solo giorno circa 8000 persone di etnia tutsi massacrate individualmente, circa 333 all’ora, ovvero 5 vite al minuto).
E’ oltre 30000 donne di etnia diversa dagli abusatori stuprate in tre anni e mezzo, 25 al giorno.
E mentre accadeva, nessuno ci raccontava ogni singola violenza. Anzi, spesso, nessuno ci raccontava niente.
(nei commenti due racconti postumi, e non sono i peggiori)
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