CURARE LA CAUSA E NON (PIANGERE) L’EFFETTO

DI RITA NEWTON

 

Molte persone, troppe, affrontano nella loro vita traumi che sono estremamente pesanti da gestire e rielaborare in modo da accettarli e superarli.
Quando non trovano il modo di farlo e nessuno viene loro in aiuto, si creano debolezze o al contrario mostri interiori, soprattutto se i traumi avvengono in giovane o giovanissima età.
Ce lo mostrano alcune serie TV e lo studiano psicologi e psichiatri ma io mi chiedo come sia possibile che nella realtà di tutti i giorni questo non venga visto e non si ponga rimedio preventivo.
Adesso abbiamo la vicenda del padre che ha quasi sterminato la famiglia a martellate, ma molto spesso si vedono situazioni in cui il padre violento o il fidanzato (p)ossessivo mostrano chiari segni di alterazioni di personalità e tutti i periti di questo mondo non ipotizzano nemmeno che questi problemi possano essere la causa di una famiglia disfunzionale e magari si inventano invece abusatori/trici che non esistono che accusano in base a sindromi che non esistono (tipo la PAS).
Si fanno corsi prematrimoniali religiosi e in America si fanno anche test del sangue alle coppie in procinto di sposarsi, e nessuno che testi se una persona che si sposa o va a convivere con un’altra e fa dei figli (o meno) abbia la testa a posto o se sia un ex bambino/a traumatizzato/a che ha una bestia nel cuore pronta a svegliarsi o viceversa cui sono state spuntate le armi di difesa sua e della sua futura prole. Come suol dirsi, “succede nelle migliori famiglie”.
So che molti, ma soprattutto molte, non amano sentir dire che il violento aveva quelle pulsioni perché non sapeva amare e non sapeva amare perché aveva avuto un’infanzia disfunzionale che non aveva superato, perché è ovvio che se hai ricevuto tanto male non puoi giustificare chi te l’ha fatto.
Però se si guardasse a certi equilibri (mentali e della coppia) PRIMA e non dopo la distruzione di una famiglia o dopo il fatto di cronaca nera, ci sarebbero meno violenze familiari, meno sofferenze psicologiche per i figli incolpevoli, meno vittime del proprio parente rivelatosi – in modo più o meno plateale – una belva, in un crescendo o all’improvviso.
In definitiva, penalmente c’è un colpevole e deve pagare, ma moralmente è colpevole la società (e in essa le istituzioni e chi ha più competenze scientifiche per identificare i segni premonitori o i sintomi presentati dai soggetti coinvolti) nell’indifferenza della quale il danno, oltre che attuarsi nel presente, si perpetua e viene tramandato dal genitore ai figli, che – salvo prese di coscienza o interventi provvidenziali – saranno in futuro altre vittime o carnefici.
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