“CARA” ONOREVOLE CUNIAL…

DI LEONARDO CECCHI

 

“Cara” onorevole Cunial, oggi lei si presentata a Montecitorio con aglio, paletto e acqua santa. Ha fatto lo stesso circo che fa da anni, assieme purtroppo a diversi suoi colleghi.
Io per quel circo non rido più. Non ci ho mai riso, ma più invecchio più sento una profonda tristezza. Non tanto nel sapere che chi fa ridere di mestiere prende molto meno di lei, che non dovrebbe far ridere, ma rappresentare i cittadini. Ma pensando a tutti coloro, miei coetanei o meno, che nel Parlamento hanno sempre visto qualcosa di serio, di sacro, quasi.
Avevo un amico, pensi, che una volta quasi si sentì male di fronte a Montecitorio. Era un ragazzo, aveva vent’anni ma si emozionò tantissimo a vedere da fuori quell’Aula.
Penso a quante ragazze e quante ragazzi darebbero un occhio per essere al suo posto. A portare idee, contenuti, proposte. Quanti di loro hanno quel fuoco dentro che li appassiona. Il fuoco della politica onesta, passionale, vera.
Loro sono tutti fuori. Gente macellata anche dalla politica che lei rappresenta. Emarginati, perché non fanno ridere; emarginati, perché hanno una dignità e un onore e non sono disposti a comprometterli per una poltrona.
Lei è dentro. E il miglior modo che trova per onorare la Repubblica è con questi show.
Cara Cunial, le direi che dovrebbe provare un po’ di vergogna. Lei e tanti altri colleghi che da decenni disonorano le nostre Istituzioni.
Ma pensandoci meglio, è anche la mancanza di vergogna che l’ha portata lì.
E per questo il silenzio è l’unica risposta che lei merita.
__________________________________________________________________________________
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e testo