UCRAINA. PACE NEGOZIATA A TUTTI I COSTI?

DI VIRGINIA MURRU

 

L’aggressione all’Ucraina è diventata una questione quasi controversa, suscettibile di opinione, e a volte questo dissertare sterile finisce in una deriva di pensiero inquietante, dove la ragione esonda dal suo argine naturale e finisce per invadere anche la coerenza delle concezioni altrui.

Perché i media, la TV, i mezzi d’informazione in genere, com’è ovvio, esercitano la loro influenza sull’opinione pubblica, specie sulle persone vulnerabili, che si identificano nei personaggi più credibili e non hanno filtri abbastanza forti in termini di obiettività per i dovuti distinguo.

Basta seguire i programmi televisivi, un’arena in cui la verità non di rado perde i suoi connotati, per trarre qualche conclusione. Questi palinsesti propongono all’ordine del giorno confronti mediatici tra pensatori più o meno illustri, e l’impressione è che la guerra scatenata in Ucraina sia diventata una ragione contesa, che scavalca l’ordine razionale dei fatti, per diventare retaggio del proprio modo d’intendere e valutare la realtà.

Ci sono i pacifisti convinti, o dell’ultima ora, ovvero coloro che rifiutano il solo concetto di conflitto armato, e non dispongono delle più elementari basi dialettiche per una semplice lettura dei fatti, almeno per stare nelle retrovie di un ragionamento lucido e sensato.

No alla guerra, a prescindere. C’è qualcuno che si troverebbe a proprio agio nella bolgia infernale di una guerra? Con caratteristiche devastanti e crimini inauditi, come quelli che ci propongono ogni giorno le immagini e i resoconti del conflitto in Ucraina? Nessuno che abbia buon senso e un cervello degno di questo nome vorrebbe un simile sconquasso dietro la porta di casa. Troppo facile giudicare a debita distanza.

E allora non è questo il punto della logica che sta creando un infimo spartiacque nell’opinione pubblica: non basta affermare le proprie convinzioni sulla pace, e nemmeno citare l’articolo 11 della Costituzione, per sentirsi in regola con i propri principi. E’ necessario osservare gli eventi con una luce più schietta, per capire che il ragionamento obiettivo parte da percorsi di pensiero illuminati dalla semplice verità degli accadimenti.

Chi vorrebbe mettere fine alla guerra tiene stretto il vessillo della pace, senza valutare aspetti fondamentali e crudeli che hanno sconvolto tutti negli ultimi mesi. Non si dovrebbe sostenere la resistenza in Ucraina perché le armi sono strumenti di offesa, l’Italia ‘ripudia la guerra’ per Costituzione, e pertanto non si possono accettare atti in deroga al riguardo.

Dunque, secondo questa ‘corrente’ di pensiero, il popolo ucraino si dovrebbe abbandonare al proprio destino, senza armi e nemmeno tanta solidarietà, perché anche questo, secondo certi illuminati, non è bene, in quanto fomenterebbe l’odio. ‘Accidenti a questi benpensanti’, potrebbero replicare gli ucraini che quotidianamente subiscono ogni sorta di sopruso e violenza da parte dei russi.

Sarebbe allora opportuno fare un po’ il punto sui fatti, che non sono opinioni, per dare uno straccio di dignità alla razionalità di un ragionamento.

L’Ucraina il 24 febbraio scorso si è all’improvviso svegliata con i cannoni puntati nei centri abitati, missili che nel volgere di pochi giorni hanno creato un inferno di distruzione e morte, milioni di persone sono state costrette a rifugiarsi in Europa, abbandonando disperati le proprie case, alla mercé dell’invasore, ben consci che al loro ritorno quasi certamente avrebbero ritrovato la polvere di quelle dimore.

Coloro che sono rimasti, la maggior parte dei civili, hanno dovuto fare i conti con la barbarie dei militari russi, i quali non si sono limitati all’abuso insito in un’invasione, e alla devastazione di intere città, poi rase al suolo, ma hanno commesso ogni sorta di crimine sui civili. E non solo, si fa per dire, stupri, ma ogni genere di abiezione ai danni di persone inermi e indifese, dato che irrompevano nelle case ormai danneggiate dai bombardamenti, e abusavano delle donne davanti ai loro figli, per poi ammazzarle come cani. Hanno ucciso anche i figli davanti alle madri, hanno abusato di neonati e poi li hanno barbaramente finiti, hanno compiuto davvero ogni orrore contro innocenti.

Hanno sparato contro file di persone che aspettavano di acquistare un pezzo di pane, e non solo una volta, ma le uccisioni di civili nelle strade è diventata nel corso del conflitto una parola d’ordine.

Ci sono intercettazioni al riguardo, nelle quali è possibile sentire l’ordine di un comandante che rimprovera i militari per qualche riserva sull’eliminazione di civili. E missili puntati negli ospedali, nelle scuole, si è sparato anche nel corso di evacuazioni. A Bucha nelle fosse comuni, si è trovato il segno infame di ogni perversione nei corpi martoriati.  Ma qui non si argomenta su supposizioni, ci sono i testimoni di tutti questi crimini, peraltro documentati da Organizzazioni internazionali.

Eppure esistono ancora coscienze vili, che giustificano la loro distanza dalla solidarietà a questo popolo sostenendo che ‘non hanno visto’, e perciò non possono dire che sia davvero accaduto..

Perché questi massacri, perché tanta barbarie su un popolo che si faceva i fatti suoi?

Non ci sono risposte, ovviamente, e nemmeno sulle notizie degli ultimi giorni, report che informano su una cinquantina di camion russi con rimorchio, che portano verso la Crimea migliaia di tonnellate di grano, rubato in Ucraina. Dove altrimenti?

E nemmeno i musei sono stati risparmiati dalle rapine e i saccheggi, è di oggi la notizia del trafugamento a Melitopol di un tesoro preziosissimo in oro degli antichi Sciti, reperti storici di grande importanza per il Paese, risalenti all’VIII secolo avanti Cristo.

I soldati russi hanno deportato nel loro paese circa 100.000 civili ucraini, tra questi un’alta percentuale di bambini. Un crimine inaccettabile. Se il regime russo non è nazismo di sicuro gli somiglia parecchio. E avrebbero invaso l’Ucraina per ‘denazificare’ i suoi abitanti? Non è solo propaganda, va oltre questo. E’ puro delirio.

E c’è poi il terrorismo mediatico diffuso dalle Agenzie russe, le minacce quotidiane del Cremlino, il continuo riferimento agli arsenali nucleari, e la determinazione ad usarli, qualora si sentissero  minacciati.

Insomma si sta tenendo il pianeta in una morsa di paura. Nessuno però li ha mai effettivamente insidiati, i russi. Che negli ultimi anni si sia ricreato un clima da guerra fredda, purtroppo è realtà, ma da quando Mosca si è arbitrariamente annessa la Crimea (2014), solo perché fa comodo avere un porto come Sebastopoli nel Mar Nero, non è che può fare dormire sonni tranquilli l’Occidente.

Gli ultimi sviluppi nella politica del Cremlino (almeno da una decina d’anni a questa parte) rimandano ad un ampliamento della sfera d’influenza nei paesi dell’ex Unione Sovietica, ovvero Nazioni ormai indipendenti,  mire espansionistiche che fanno pensare a vecchie nostalgie imperialiste, legate al precedente status geopolitico.

La Russia ha un territorio sterminato (è il più esteso nel mondo), perché insidiare queste popolazioni pacifiche senza tenere conto nemmeno dell’accordo di Helsinki (ossia l’Atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione) , del quale l’URSS è stata uno dei firmatari, concordando nel 1975 sui 10 punti della dichiarazione?

Ricordiamoli questi 10 punti, fondamentali per la sicurezza e la pace in Europa:

“Eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità – Non ricorso alla minaccia o all’uso della forza – Inviolabilità delle frontiere – Integrità territoriale degli stati – Risoluzione pacifica delle controversie – Non intervento negli affari interni – Rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo – Eguaglianza dei diritti ed autodeterminazione dei popoli -Cooperazione fra gli stati -Adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale..”

La Russia in Ucraina li ha violato tutti questi punti, ha fatto a pezzi questo importantissimo accordo in Europa, il cui fine era quello di creare le basi per una pacifica e civile convivenza tra i popoli europei, nel rispetto reciproco, per prevenire altre immani tragedie, dopo l’esperienza dell’ultimo conflitto mondiale.

Si vorrebbe imporre una pace a tutti i costi all’Ucraina, che per ovvie ragioni ha urgenza di chiudere i battenti alle truppe russe, e pensare alla ricostruzione. Alla pace. Ma non è giusto accettarla alle condizioni imposte nei negoziati da Mosca. Dopo mesi di terrore, dove si è subito di tutto, ed un paese ridotto in macerie, saccheggiato e violentato, è normale che il governo ucraino non accetti di concedere ‘quale ringraziamento’ degli orrori subiti, anche il sud del Paese.

Perché questa è stata la vera ragione dell’aggressione, il Donbass è ricchissimo di materie prime importantissime, quali manganese, cobalto, metano, miniere preziose per l’high tech, non solo ferro ma anche giacimenti di litio, titanio e altri ancora.

Quindi tutte le menate della propaganda del Cremlino a febbraio, quando si è sventolato l’alibi culturale, lo stretto legame con l’Ucraina, una costola di santa madre Russia, in realtà dietro questi disegni di aggressione armata c’era solo l’intento di annettersi il Donbass, come era successo in Crimea, qui senza sparare un colpo. Il Donbass perché i suoi giacimenti rientrano negli interessi economici di Mosca. Tutto qui.

Se non si sostenesse con le armi la resistenza in Ucraina, la Russia la divorerebbe in un solo boccone. Non c’è paragone tra il potenziale militare russo e quello ucraino, inutile dirlo, non sarebbe neppure un rapporto di 50 a 1, c’è anche il nucleare dietro. ‘No way’ per l’Ucraina, nonostante il valore dimostrato dal suo esercito, purtroppo davanti al potere di armi così sofisticate, non c’è scampo.

Sugli abusi commessi dagli ucraini in Donbass, ai danni dei russofoni, ci sono state precise indagini da parte di Amnesty International, in tempi non sospetti. L’Organizzazione non governativa, a difesa dei diritti umani nel mondo, con i suoi esperti e tramite testimonianze sul posto, ha portato avanti un’indagine proprio durante il periodo degli scontri tra i due schieramenti, anche prima del 2014. I risultati dell’inchiesta sono stati pubblicati, e secondo Amnesty i riscontri sugli abusi riguardano entrambe le parti, ci sono state uccisioni e torture da parte dei russofoni e degli ucraini.

La responsabilità e le accuse di nazismo della propaganda russa, che è servita a plagiare l’opinione pubblica, e ancora vergognosamente si usa quale alibi per giustificare una simile assurda aggressione, sono inaccettabili.

Non c’è da stupirsi se in Russia l’establishment politico è riuscito ad imporre un regime totalitario quasi marziale: abolita la libertà d’espressione, non si può scendere in piazza e protestare sulla campagna militare che buona parte degli abitanti rifiuta. Basta pronunciare la parola ‘guerra’, anziché ‘operazione speciale’, o esprimere un’opinione sui crimini commessi dai soldati in Ucraina, per essere scaraventati in carcere. La stampa è solo quella di regime, il resto dell’informazione libera è stata imbavagliata.

E’ il comportamento di chi ha la coscienza a posto? Quando vieti alla tua gente di riflettere, di pensare, su un simile sconvolgente regime dittatoriale, liberticida, che basa il suo operato sulla propaganda negando la verità dei fatti a prescindere, non tornano i conti sui principi di una democrazia.

Nel quotidiano indipendente ‘The Moscow time’, che opera dall’estero (in patria sarebbe stato costretto a chiudere), si pubblicano notizie che confermano il morboso accanimento contro l’Ucraina.

In Russia, secondo il giornale, tutti gli edifici pubblici, anche di carattere sportivo, che riportavano nelle luminarie i colori della bandiera ucraina, assolutamente casuali dato che esistevano prima dell’invasione, sono stati costretti a cambiarli con altri. Ci sono passate anche strutture sportive, che si sono visti cambiare i colori giallo-blu, da anni negli impianti. Perfino una recinzione, anch’essa casualmente da anni con i colori in giallo e blu, è stata oggetto di ispezione da parte delle autorità locali, e al proprietario è stata imposta la riverniciatura. Se la situazione non fosse tragica ci sarebbe veramente da sorridere.

Non mi soffermo sui giudizi a volte oltraggiosi che si esprimono nei confronti del presidente ucraino, Volodymyr Zelenski, perché è davvero inconcepibile. L’unica colpa di questo giovanissimo presidente è quella di avere affrontato l’aggressione del suo paese con grande coraggio ed equilibrio, di avere gestito il comando delle forze armate e i rapporti con i leader di tutto il mondo con competenza.

Dopo anni di pandemia e una guerra sanguinosa in Europa, sembra di assistere ad uno stravolgimento anche nel modo di proporre un ragionamento che corrisponda ad un minimo di senso e obiettività, quella che viene semplicemente dalla verità degli eventi. Abbiamo bisogno di un pensiero lucido, immune da riflessioni soggettive, il focus dovrebbe fissarsi sulla ‘verità sostanziale dei fatti’. Per essere onesti con se stessi e gli altri.