TASER ALLE FORZE DELL’ORDINE: TIMORI GIUSTIFICATI?

DI RITA NEWTON

 

Dal 14 marzo in 18 città (fra cui tutte le città metropolitane) saranno distribuite alle Forze dell’Ordine 4.482 armi ad impulso elettrico, i cosiddetti taser.
La ministra Lamorgese ha dichiarato che questo tipo di arma “riduce i rischi per l’incolumità del personale”, ma molte sono le perplessità per chi si occupa di diritti umani e guarda ai dati dei paesi che già da molto tempo adottano questo tipo di armi, il cui impulso elettrico blocca temporaneamente (così dovrebbe essere) i muscoli con cui viene in contatto.
Un primo allarme viene dal rischio di morte per chi viene colpito: i casi di decesso registrati in Gran Bretagna sono in crescita mentre in Texas, in 20 anni di utilizzo, ci sono stati 1000 morti. Infatti, a parte la tragica eventualità che il destinatario dell’impulso elettrico abbia uno stimolatore cardiaco, gli effetti del taser possono essere amplificati dall’aver assunto alcool o droghe o da stati alterati determinati da sforzo o da malattie pregresse.
L’altra preoccupazione riguarda l’abuso che non di rado viene fatto di quest’arma, visto che studi hanno accertato che in paesi dove è in uso, buona parte delle persone colpite da taser e poi morte era già ammanettata o era disarmata. Molte di queste erano persone con problemi mentali che stavano avendo una crisi.
Si sono registrati anche casi in cui il taser è stato usato più volte consecutive e/o in modo prolungato sulla stessa persona.
Sebbene il ministero degli interni italiano abbia garantito che il personale destinatario dell’arma sarà formato, l’uso ingiustificato dei manganelli in cortei pacifici instilla il timore che anche il taser possa essere usato al di fuori delle situazioni di stretta necessità, con i rischi conseguenti.