SI ALLA TRASFUSIONE PER IL FIGLIO DEI NO-VAX

DA REDAZIONE

 

Questa mattina il giudice tutelare del Tribunale di Modena ha accolto il ricorso dei medici dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna sul caso del bambino di tre anni con un grave problema cardiaco, per il quale i genitori richiedevano una trasfusione con sangue di persone non vaccinate contro il coronavirus, nel caso in cui essa si fosse resa necessaria nel corso dell’operazione.

Il giudice ha confermato che l’eventuale trasfusione può avvenire in sicurezza e che non ci sono basi, scientifiche e giuridiche, per preferire il sangue proveniente da una persona non vaccinata a quello di chi ha ricevuto il vaccino.

Io sospiro di sollievo per la giusta decisione del tribunale, che nelle discussioni sui social avevo previsto, non essendo il caso assimilabile a quello di un bimbo appartenente ad una famiglia di testimoni di Geova per il quale il tribunale d’appello di Perugia aveva ribaltato la decisione del tribunale minorile di consentire la trasfusione.

In quel caso, infatti c’erano alcune differenze:
– il bambino non era in pericolo di vita e la cura con emoderivati poteva essere sostituita con una alternativa
– il bambino aveva 8 anni, per cui poteva esprimere il suo parere, che aveva espresso e coincideva con quello dei genitori.

In definitiva, anche nel caso di Testimoni di Geova in una situazione come quella attuale (bambino di 3 anni in pericolo di vita) il tribunale minorile avrebbe potuto esprimersi tranquillamente a favore della trasfusione e nominare, se necessario, un tutore per il tempo occorrente ad effettuarla senza temere ribaltamenti in appello.

Quello che deve prevalere, infatti, è sempre il superiore interesse del minore.

Rita Newton