IL LATO OSCURO DEL “RINASCIMENTO ARABO”

 

DI CRISTINA CORREANI

Il 2 ottobre 2018 Jamal Ahmad Khashoggi, giornalista, entrava al consolato arabo a Istanbul per ritirare dei documenti che gli servivano per sposare la sua fidanzata Hatice Cengiz, di nazionalità turca.

Khashoggi, costretto l’anno prima a lasciare l’Arabia perché minacciato dal regime di bin Salman in quanto dissidente, non uscirà mai più da quell’edificio e nei giorni successivi fu dichiarato persona scomparsa.

Il 15 ottobre dei funzionari turchi eseguirono un’ispezione negli uffici del consolato e rilevarono delle manomissioni nel corso dell’ispezione e prove che avvalorarono la tesi che Jamal Khasoggi fu ucciso presso il consolato stesso.

Il 19 ottobre la tivù di stato araba diede conferma della morte di Khashoggi avvenuta “in seguito a un diverbio avvenuto nel consolato”.

Il 16 novembre 2018 la CIA accusò Mohammad bin Salman di essere il mandante dell’omicidio. Jamal Khashoggi fu soffocato, tagliato a pezzi con una sega elettrica e il suo corpo maciullato finì in un forno dove in precedenza erano stati gettati 30 chili di carne bovina affinché venissero cancellate le tracce del DNA.

Giugno 2019, secondo la relatrice speciale per le esecuzioni extragiudiziali dell’ONU, Agnes Callamard, dichiarò l’esistenza di “prove credibili” delle responsabilità individuali di alti funzionari sauditi, anche del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Con l’arrivo poi di Biden alla Casa Bianca, gli USA hanno declassificato il report della CIA che conferma le accuse sull’omicidio di Khashoggi, report bloccato in precedenza dall’amministrazione Trump.