TIZIANA CANTONE, I NUOVI ELEMENTI E LA PISTA DELL’OMICIDIO

Di Redazione

Ci sarebbero delle tracce genetiche maschili sulla pashmina con cui è stata trovata morta impiccata Tiziana Cantone, a 33 anni nella sua casa in provincia di Napoli. E dal suo telefono emergono 100 contatti tra cui ci potrebbe essere il nome di chi ha diffuso per primo i suoi video privati finiti in chat e siti pornografici. Il primo tassello di un incubo culminato con la sua morte da molti considerata a suicidio. Ora nuovi elementi danno contorni diversi a questa storia. Roberta Rei ha raccontato il dramma di Tiziana attraverso il racconto di sua mamma
Nickname, nomi, persone. E tra questi ci potrebbe essere chi ha fatto partire quella catena infernale di video privati finiti in rete che hanno portato alla morte di Tiziana Cantone. È quanto emerge dal telefono e da un centinaio di contatti della donna dopo un’indagine in cui si profila anche il reato di frode processuale. Chi ha fatto tabula rasa dopo il suo sequestro? Ora queste novità potrebbero dare una svolta alle indagini. Nel servizio qui sopra, Roberta Rei ci ha raccontato il dramma di questa donna che si è tolta la vita all’età di 33 anni.

È il 13 settembre 2016, quando viene trovata morta nella taverna della sua casa di Mugnano in provincia di Napoli. Da subito propende la pista del suicidio, ma ora i nuovi dettagli potrebbero dare i contorni di un omicidio a tutta questa tragedia.

“Questo è femminicidio virtuale. Mia figlia è stata derisa, insultata”. Così lo definisce mamma Teresa, che con Roberta Rei ha ricostruito le ultime settimane di vita di Tiziana. “Una vera persecuzione” perché alcuni suoi video intimi e privati sono arrivati sui social diventando virali. Un incubo da migliaia di condivisioni e commenti diventati insulti. “Lei stava male e non usciva più di casa, era devastata”, racconta la madre. Una devastazione che la porta a cercare di togliersi la vita in un paio di occasioni. “Ha tentato di lanciarsi dal balcone e di soffocarsi con un sacchetto della spazzatura, è andata in analisi e ha iniziato cure anti-depressive”, dice Teresa.

Invece quel 13 settembre del 2016, Tiziana è stata trovata senza vita con un foulard al collo. Su quella pashmina sarebbero state rinvenute tracce genetiche maschili che non sono compatibili con lo zio, uno dei primi soccorritori. Ma anche la profondità della ferita e la posizione del collo, ora non sembrano più spiegare il suicidio che sarebbe stato comunque difficile da attuare con una panca ginnica. Soprattutto ora emergono nomi e cognomi dei contatti di Tiziana. Quegli stessi numeri di telefono che sono spariti inspiegabilmente dalla sua rubrica dopo il sequestro di tablet e telefono. Tra questi ci sarebbero anche nomi di professionisti ed esponenti delle forze dell’ordine che potrebbero aver diffuso i video di Tiziana.

“Mi diceva che le davo coraggio senza fare troppe domande e che lei un giorno mi avrebbe dato spiegazioni”, racconta la mamma, che ha mai creduto al suicidio per la sua morte. “Diceva di sentirsi sporca, era demoralizzata e non vedeva più un futuro”. Lei denuncia subito social, motori di ricerca e giornali che proponevano in qualche modo quei filmati. Il punto di non ritorno per Tiziana è arrivato quando il giudice l’ha condannata a pagare 20mila euro di spese legali”.

Quei video sono finiti anche su siti porno: “In uno c’era il compagno che ho riconosciuto dalla voce perché si vedeva solo mia figlia. Mi sono resa conto che lei era manipolata non aveva di queste perversioni. La faceva andare con altri uomini perché a lui piaceva così”.
Da Le Iene