PABLITO PER SEMPRE

DI CINZIA MARONGIU

Per noi che abbiamo vissuto quell’estate meravigliosa sarai Pablito per sempre. Una, due, tre sberle al Brasile di Zico, alla Selecao che si sentiva già il Mondiale in tasca e tu così magro e fragile, un folletto, li hai infilzati per tre volte. E ci hai insegnato a sognare in grande. Alla fine di ogni partita andavamo al mare, a fare il bagno di notte. A ubriacarci di stelle e a sfogare quella gioia incontenibile.
E poi ancora due gol in semifinale, sempre tu, veloce e intelligente, “opportunista” dicevano i telecronisti dell’epoca. E noi di corsa in spiaggia a fare festa, di nuovo al mare ad affogare di felicità. Infine i tedeschi, quando ci hai davvero “vendicato” tutti. In questa foto esulti dopo l’ennesimo gol. Campioni del mondo sul campo. Senza rigori e roulette russe, quelle che detesto, o la va o la spacca. No, tu ci hai fatto vincere semplicemente giocando alla grande e all’italiana. E noi isolani, che l’acqua del mare ce l’abbiamo nelle vene e che davanti alla più pazza felicità o al più indicibile dolore proprio in quell’immensa distesa ritroviamo noi stessi, corremmo di nuovo in spiaggia. Mi rivedo a farci il bagno vestiti, a schizzarci come bambini, a gridare il tuo nome al cielo.
Hanno ammazzato Pablo. Pablo è vivo.